L’aroma naturale del tartufo è formato da tantissime componenti, che non si trovano nella maggior parte dei prodotti esposti sugli scaffali dei supermercati che invece utilizzano un aroma ottenuto in laboratorio per via sintetica.truffle-203031_640

Il caso più eclatante è quello del pregiato Tartufo bianco (Tuber magnatum) dove l’odore nel cibo è dato dall’aroma di sintesi bismetiltiometano che dovrebbe rappresentare le 40 componenti del tartufo bianco. Questo aroma può essere estratto dal tartufo con costi elevati o prodotto in laboratorio con costi decisamente inferiori, ad esempio, in alcuni passaggi della lavorazione del petrolio.

A questo punto conviene leggere sempre bene l’etichetta, la scritta “prodotto contenente aroma” o la semplice parola “aroma” indicano una sostanza ottenuta in laboratorio, solo quando la scritta riporta “aroma naturale di tartufo” il componente è estratto dal tartufo.

Per capire meglio questa definizione, è necessario ricordare quanto prescritto dal testo che si occupa di queste sostanze, il Regolamento (Ce) N. 1334/2008.

AROMI NATURALI

In esso si legge che gli aromi naturali sono ottenuti “con procedimenti fisici, comprese la distillazione e la estrazione con solventi, oppure con procedimenti enzimatici o microbiologici a partire da una materia di origine vegetale o animale allo stato naturale o previa trasformazione per il consumo umano con procedimenti tradizionali di preparazione di prodotti alimentari, comprese l’essiccazione, la torrefazione e la fermentazione”. Si tratta, quindi, di sostanze ottenute da matrici presenti in natura.

AROMI

Tutti gli aromi che non rientrano nella precedente definizione debbono essere dichiarati come “aromi”. Quindi, se il nostro bismetiltiometano è ottenuto a partire dal petrolio (o da qualunque altra sostanza che non sia un tartufo), non si può parlare di “aroma naturale di tartufo” bensì di “aroma tartufo“.

LEGGERE SEMPRE BENE L’ETICHETTA

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