svolta dal Corpo forestale dello Stato nel corso di una campagna straordinaria di controlli sulle olive verdi da tavola in Puglia, che ha portato in totale 66 controlli e 39 campionamenti. I presunti responsabili dovranno rispondere di i
mpiego fraudolento di additivi non consentiti, vendita di alimenti non genuini, detenzione per il commercio, in modo doloso, di sostanze destinate all’alimentazione pericolose per la salute pubblica.
Per ammaliare i consumatori, alcuni produttori hanno fatto ampio ricorso a due coloranti atossici di origine vegetale, l’E140 e l’E141, a base di clorofilla e di suoi derivati rameici, il cui uso è bandito nella produzione di olive. Una passata di ‘vernice’ per nascondere i difetti e far apparire le olive che portiamo in tavola perfette nel loro colore omogeneo e verde brillante, con solfato di rame.
COME ELUDEVANO I CONTROLLI SUL SOLFATO DI RAME
Per poter eludere tale sorveglianza, recentemente sono state messe a punto delle nuove tipologie di frodi, per cui, al posto dei coloranti a base di clorofilla, le olive vengono immerse in soluzioni concentrate a base di solfato di rame, ossia vengono“ verniciate”, come si dice nel gergo di chi pratica questo tipo di frode, per conferire una colorazione verde intensa, anche in presenza di olive raccolte nell’annata precedente e, dunque, caratterizzate da una colorazione estremamente sbiadita. L’efficacia della frode è garantita dal fatto che, di norma, il solfato di rame non viene impiegato quale colorante, in quanto tossico, e pertanto non viene ricercato nelle normali analisi di laboratorio eseguite dagli organi di controllo. Tale sostanza è pericolosa per la salute pubblica in quanto il solfato di rame si accumula nell’organismo e pertanto persiste negli organi e come tutti i metalli è difficilmente smaltibile
Il solfato di rame nei campioni prelevati dal Corpo Forestale è stato riscontrato in concentrazioni doppie rispetto a quanto previsto dalla normativa, che lo fissa come “Limite massimo di residuo” in misura non superiore a 30 mg/kg, quale risultanza sull’oliva del trattamento fatto sulla pianta per scopi fitosanitari come ad esempio per contrastare attacchi fungini. La quantità riscontrata, invece, si aggira sui 70 mg/kg: più del doppio del consentito.
FONTE: saperefood.it
